Coop for Gaza: ad Amman la cura diventa futuro

La delegazione delle cooperative visita l’ospedale di chirurgia ricostruttiva di Medici Senza Frontiere in Giordania

Dal 14 al 17 feb 2026

Una delegazione di dirigenti delle cooperative di consumatori italiane ha visitato dal 14 al 17 febbraio 2026 l’ospedale di chirurgia ricostruttiva di Medici Senza Frontiere ad Amman, in Giordania, un centro di eccellenza che da oltre vent’anni accoglie pazienti gravemente feriti nei conflitti del Medio Oriente, in particolare quelli provenienti dalla Striscia di Gaza.

Conosciuto come “l’ospedale di tutte le guerre”, il centro è nato nel 2006 per offrire cure altamente specialistiche a chi è stato colpito da traumi complessi in contesti di guerra, provenendo da paesi come Yemen, Iraq, Sudan e Somalia. Quella di Gaza è oggi una delle principali emergenze: nonostante le grandi difficoltà di evacuazione — con lunghe attese e criteri di accesso incerti — molti pazienti riescono comunque a raggiungere la struttura, dove la permanenza media supera i tre mesi e può estendersi oltre l’anno.

Un centro che guarda oltre l’intervento chirurgico

Qui non si guariscono solo le ferite visibili: chirurghi ortopedici, specialisti di chirurgia plastica e maxillo-facciale lavorano affiancati da fisioterapisti, psicologi e team di terapia occupazionale per restituire autonomia e dignità alla vita quotidiana dei pazienti. Tra le tecnologie utilizzate spiccano stampanti 3D per protesi su misura che aiutano chi ha subito amputazioni a tornare a muoversi in autonomia.

La delegazione Coop — formata da rappresentanti di alcune tra le principali cooperative italiane di consumatori tra cui il presidente di Coop Alleanza 3.0 Domenico Livio Trombone — ha potuto visitare i reparti, incontrare lo staff medico e alcune delle persone ricoverate, toccando con mano l’impatto concreto della solidarietà collettiva.

Vocational training e scuola: ricostruire una vita oltre la medicina

L’ospedale non è solo un luogo di cura, ma anche un ambiente di rinascita sociale. Oltre ai percorsi sanitari, la delegazione ha partecipato alla presentazione dei corsi di vocational training, dedicati all’apprendimento di mestieri come falegnameria, sartoria e parrucchieria, pensati per favorire la reintegrazione lavorativa dei pazienti.

All’interno del complesso, una scuola in container permette ai bambini e ragazzi di riprendere gli studi interrotti dai bombardamenti, con lezioni che si adattano al livello di ciascuno. “La scuola è qui spesso luogo di ritorno alla normalità, dopo anni senza istruzione”, racconta un docente impegnato nel progetto educativo.

Famiglie, resistenza quotidiana e storie di speranza

Molti dei ricoverati arrivano accompagnati da familiari — genitori, fratelli o nonni — e spesso trascorrono qui mesi o addirittura anni. Tra le storie raccolte, quella di una bambina di Gaza sopravvissuta all’incendio della sua tenda insieme ai nonni, o di un’altra piccola arrivata all’ospedale appena nata e cresciuta qui.

Il direttore del centro descrive l’impegno quotidiano come un equilibrio tra competenze cliniche e relazione umana: «Non curiamo solo ferite, ma cerchiamo di restituire pezzi di vita», afferma, ricordando anche episodi di resilienza come quello di una giovane paziente che ha chiesto di rimandare un’operazione per poter indossare le scarpe nuove alla fine del Ramadan.

#CoopforGaza: una campagna che ha già fatto la differenza

La visita è stata resa possibile grazie alla campagna solidale #CoopforGaza, promossa da Coop tra il 31 luglio e il 31 ottobre 2025 per sostenere le attività mediche di Medici Senza Frontiere nella Striscia di Gaza e nei presidi sanitari ad essa collegati. La raccolta fondi ha superato complessivamente 643.000 euro, frutto di un primo stanziamento di 500.000 euro da parte delle cooperative e di oltre 143.000 euro donati da soci e consumatori.

Questi fondi hanno contribuito a potenziare le strutture mediche, fornire attrezzature chirurgiche, kit per la disinfezione dell’acqua, set anestesia e rianimazione, e altri materiali essenziali per garantire cure salvavita in un contesto dove la crisi umanitaria resta estremamente critica.

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