L’unione fa la spesa: la parola ai volontari

A Pesaro Croce Rossa Italiana ha consegnano gratuitamente gli acquisti alle persone fragili.

Da fine marzo, Coop Alleanza 3.0 ha lanciato l’iniziativa solidale L’unione fa la spesa per garantire la consegna gratuita della spesa alle persone impossibilitate a uscire. In aprile questo protocollo d’intesa è stato attivato in 208 punti vendita di 192 comuni italiani, attraverso il coinvolgimento di 124 associazioni di volontari ed enti. Dall’avvio del progetto ad oggi le spese effettuate sono state oltre 13mila. E queste consegne per tante persone sono state anche l’unico contatto con il mondo esterno, il solo legame con la comunità. Abbiamo chiesto a Stefano Palma di Croce Rossa Italiana - Comitato di Pesaro di raccontarci la sua esperienza.

Cosa è cambiato per voi con il Coronavirus?

“Pesaro è tra le province più colpite, il numero dei casi in relazione alla popolazione è alto e questo ha avuto un grosso impatto sulla struttura ospedaliera e sul servizio di Croce Rossa che ha dovuto mettere in campo lavoro maggiore e più mezzi rispetto alle gestione ordinaria.”

Come è nata l’idea della consegna a domicilio?

“Abbiamo deciso di non abbandonare chi si trovava in isolamento forzato a casa per motivi di salute, perché solo oppure perché immunodepresso. Come Croce Rossa ci siamo attivati con la consegna di spesa e farmaci a domicilio, l’accordo con Coop Alleanza 3.0 ci ha dato la possibilità di facilitare questo servizio.”

Chi porta la spesa a casa?

“La consegna è stata fatta completamente da volontari, quasi mille consegne totali tra spese e farmaci, prevalentemente spese. I volontari sono adeguatamente preparati su come comportarsi, non entrano nelle case delle persone, restano sulla soglia e sono dotati di guanti e mascherine chirurgiche, per tutelare tutti. Non si tratta solo di volontari della Croce Rossa ma di normali cittadini, la risposta alla nostra richiesta di volontari è stata molto positiva, noi non ce lo aspettavamo. Nonostante la paura che tutti abbiamo, c’è stata più disponibilità di volontari in questo periodo piuttosto che prima dell’emergenza, è stato più semplice organizzare i servizi e i turni per le spese.”


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