Opera tua a Matera, dove la cultura è di casa
Dal divano puoi votare l’opera da restaurare e seguire i lavori in corso
In questo periodo, visitare una galleria d’arte o andare fisicamente in un museo non è possibile. L’emergenza sanitaria non lo permette ma, in attesa di tornare alla normalità, almeno viaggiare in rete è consentito.
Opera tua non si ferma e, oltre a far conoscere ogni mese due capolavori del nostro ricco patrimonio artistico descrivendone caratteristiche e storia, permette di seguire il restauro, di conscere meglio le restauratrici, le tecniche di recupero e di partecipare virtualmente alla restituzione dei capolavori alle comunità locali.
Per la seconda tappa di questa edizione, in Basilicata, la sfida si gioca in un metro quadro di differenza. Siamo a Matera – capitale europea della cultura nel 2019 – e in gara, in aprile, ci sono due dipinti di medie dimensioni.
Il primo è la “Madonna con Bambino e Santi”, olio su tavola di oltre quattro metri quadrati (260 x 185 cm), un dipinto di metà del ‘700 per mano di Vito Antonio Conversi. L’artista è considerato il più alto rappresentante del barocco defilato materano, la corrente pittorica sviluppatasi in Basilicata e nei suoi immediati confini (campani e calabresi). Non un fenomeno periferico, ma una ricca stagione artistica nella quale il barocco lucano, proprio perché appartato geograficamente, ha potuto godere di una certa autonomia sviluppando caratteri eccentrici di stravaganza espressiva. L’opera in gara raffigura la “Madonna con bambino e Santi” e si trova nella chiesa di San Giovanni Battista. A sinistra e a destra della Vergine sono presenti Santa Lucia, protettrice della vista, e Sant’Apollonia, invocata per i problemi dentali. Nella parte inferiore, in primo piano, l’immagine di Sant’Eligio vescovo, protettore dei maniscalchi e dei fabbri ferrai. Ai suoi lati i santi medici, Cosma e Damiano e, all’estrema sinistra, Sant’Antonio Abate, riconoscibile dal bastone e dalla campanella; all’altro estremo San Vincenzo Ferreri. Ai piedi della Madonna, un angelo trattiene un biglietto con un’invocazione inerente la santità, tratta dall’Ecclesiaste (Qoèlet, in ebraico), mentre nel cartiglio è riportato un versetto in latino del Vangelo di Marco.
In gara c’è anche un altro dipinto, quasi contemporaneo ma di circa un metro quadro più piccolo. Si tratta della “Deposizione della croce” di un autore ignoto, che ha lavorato nell’Italia meridionale nella prima metà del ‘700. La tela raffigura la Deposizione di Cristo dalla Croce. Il Cristo, sorretto dalla Vergine Maria e dalla Maddalena, è affiancato dal discepolo amato, San Giovanni Evangelista, mentre alcuni angeli sorreggono i simboli della Passione. L’opera è collocata nella chiesa dedicata alla Madonna del Carmine, eretta dalla nobile famiglia Noya tra il 1608 e il 1610 e da questa donata all’ordine carmelitano per la fondazione di un convento. Dopo l’Unità d’Italia, l’edificio, ad eccezione della chiesa, rimasta sempre aperta al culto, fu incamerato dallo Stato e adibito a Liceo ginnasio. Tra gli insegnanti, tra il 1882 e il 1884, vi fu Giovanni Pascoli, a cui è dedicata la piazzetta antistante il complesso, che gode di una splendida vista sui Sassi.
I dipinti sono stati scelti dalla Cooperativa e da Fondaco (società che individua le opere da valorizzare), mentre l’iniziativa, che ha il patrocinio del Touring Club Italiano è fatta in collaborazione con l’Associazione beni italiani patrimonio mondiale dell’Unesco.
Per entrambe le opere, da votare online è previsto un intervento analogo. Ma solo una, la più votata, sarà sottoposta al consolidamento della tela, con la successiva eliminazione delle crettature (screpolature) e degli eventuali sollevamenti della pellicola pittorica. Si tratta di degradi che intaccano le opere dal punto di vista conservativo ed estetico. A queste operazioni seguiranno una pulitura, il ritocco pittorico e l’applicazione di un filtro protettivo
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