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Prodotto Consumo Consigli 15 luglio 2019

Le cose che non sapevi sulle pesche

Dalle sue origini alle proprietà nutrizionali, scopri le curiosità del frutto vellutato

Leggenda vuole che la scoperta dell’albero di pesco si deva alla curiosità di un pescatore. Trovato uno strano nocciolo nel ventre di un pesce che aveva appena pescato, decise di piantarlo vicino alla sua capanna. Passato qualche mese, crebbe una pianta che in primavera si copriva di bellissimi fiori rosa. Il frutto prodotto venne poi chiamato pesca, in omaggio all’origine della sua scoperta.

Scientificamente, invece, il nome botanico della pesca è Prunus persica e segnala la sua provenienza dalla Persia, anche se in realtà, studi hanno rivelato che questo frutto proviene dalla Cina, dove era coltivato sin dal 2000 a.C. e da cui successivamente viene esportato in Persia. Sarà grazie ad Alessandro Magno che la sua coltivazione si diffonderà nell’Europa mediterranea, specialmente in Italia e Grecia. Infine gli Spagnoli la esporteranno in America Latina, soprattutto in Messico.

Durante questa migrazione, oltre a influenzare la cucina dei diversi popoli, la pesca si è imposta anche nell’immaginario artistico e culturale delle civiltà che attorno alla sua forma e dolcezza hanno sviluppato miti, leggende e simbologie variegate. Dai cinesi è considerata, infatti, simbolo di vita eterna perché protegge e preserva il corpo dalle malattie, mentre nell’antico Egitto era il frutto sacro di Arpocrate, dio del silenzio e dell’infanzia: per questo ancora oggi le guance dei bambini sono paragonate alla pesca. L’albero del pesco è considerato dai giapponesi protettore dalle forze malefiche e associato agli esorcismi tanto che il suo legno viene impiegato nella costruzione di mobili che proteggono la casa e la famiglia dai fantasmi. Anche in Europa le tradizioni popolari si focalizzano sulle proprietà curative dell’albero di pesco: i guaritori lo utilizzavano, infatti, in riti che trasferivano il male dal paziente alla pianta.

Se vi interessate invece di interpretazione dei sogni sappiate che le pesche preannunciano un periodo gioioso, caratterizzato da una relazione amorosa pura e sincera, attenzione però all'albero: se è rinsecchito o privo di frutti potrebbe annunciare un amore non corrisposto. In ambito strettamente artistico la simbologia del frutto non è del tutto approfondita, ma nel saggio “1,001 Symbols: An Illustrated Guide to Imagery and Its Meaning”, Jack Tresidder sostiene che nell’arte rinascimentale la pesca rappresenta il cuore, mentre le foglie attaccate al picciolo rappresentano la lingua. Di conseguenza, una pesca con foglie simboleggia il parlare a cuore aperto, senza menzogne o sotterfugi.

Tante suggestioni legate a un singolo frutto, ma quali sono le sue qualità intrinseche? Ricche di sostanze antiossidanti, come i fenoli e il selenio, le pesche hanno delle effettive qualità curative. Secondo uno studio condotto presso la American Chemical Society di Philadelphia, i fitocomposti contenuti potrebbero aiutare con la sindrome metabolica. I composti fenolici presenti hanno proprietà antiobesità, antiinfiammatorie e antidiabetiche e possono anche ridurre l’ossidazione del colesterolo cattivo associato a malattie cardiovascolari. I fiori del pesco, invece, hanno proprietà tranquillanti. Una tisana a base di fiori di pesco e miele è un buon rimedio per l’irrequietezza, mentre una tisana a base di foglie e corteccia di pesco aiuta a lenire i sintomi della bronchite cronica, della tosse e della gastrite. È vero pure il detto “avere la pelle liscia come una pesca”, il frutto, infatti, aiuta a mantenere la pelle sana grazie alle vitamine A e C che lo rendono un ottimo idratante naturale utilizzato spessissimo nei cosmetici. La pesca è, inoltre, un ottimo stimolatore di melanina: favorisce infatti l’abbronzatura proteggendo, allo stesso tempo, i tessuti.

E allora via libera alla vostra fantasia in cucina, con la sua polpa succosa e la naturale dolcezza, le pesche sono un ottimo ingrediente, per utilizzarle al meglio ecco un breve elenco delle diverse varietà con l’utilizzo consigliato:

  • pasta gialla, molto succosa e profumata, è usata per la preparazione delle marmellate;
  • pasta bianca, ottima come ingrediente delle macedonie e per fare i gelati;
  • tabacchiera o saturnina, tipica forma schiacciata, ha una polpa bianca, succosa e profumata, viene utilizzata anche in abbinamento a carne e pesce;
  • nettarina (o pesca noce), buccia liscia, ha una polpa gialla oppure bianca ed è usata per preparare ricette dolci;
  • percoca, dal profumo intenso e la polpa decisamente compatta, nella tradizione Partenopea si usa per preparare una versione italiana della sangria;
  • Pesca di Leonforte, polpa gialla e soda e una buccia con striature rosse, è la pesca tardiva che si coglie a settembre per questo viene chiamata anche settembrina, è la regina delle pesche sciroppate. 

E dopo aver scavato nella storia millenaria, aver scomodato miti e leggende di popoli lontani e aver dissezionato i componenti della pesca, speriamo di aver saziato la vostra curiosità con questo viaggio nell’universo zuccherino e roseo. E ora è tempo di saziare, invece, l’appetito vero e proprio con una bella merenda… a base ovviamente di pesca!


 

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