Opera tua: il racconto della Grande Bellezza

Prosegue il lavoro di restauro dei tesori artistici nascosti del territorio della Cooperativa

Cultura territori 19 marzo 2021

L'Italia è piena di tesori nascosti, a volte poco valorizzati: sono grandi e piccole opere d’arte un po' dimenticate, che si portano dietro i segni del tempo e che Coop Alleanza 3.0 ha deciso di restituire in tutto il loro splendore alla comunità.

Per dare concretezza a questo “sogno” la Cooperativa ha creato Opera tua, un progetto che, con il sostegno dei soci e delle comunità, mira a dar vita a un "museo diffuso" sul territorio, dal Friuli Venezia Giulia alla Sicilia. È un percorso di lavoro costante, minuzioso e certosino che nemmeno in questo periodo di emergenza sanitaria si è fermato. Perché sarà ancora più bello, quando la sicurezza della salute di tutti sarà ristabilita, tornare a visitare le nostre città, emozionandoci per la loro Grande Bellezza nascosta tornata a splendere.

Sono tredici le opere che stanno ultimando il loro viaggio verso una nuova vita. A Ferrara la restauratrice Sonia Radicchi è incaricata dell'intervento sul dipinto “Sacra Famiglia” del Museo della Cattedrale, opera di Giuseppe Cesari detto Cavalier d'Arpino, il pittore che fu maestro di celebri artisti come Guido Reni ed il Caravaggio. Si tratta di un olio su tela del 17esimo secolo il cui restauro è ormai ultimato. L’opera è stata sottoposta a interventi di pulitura e all’eliminazione delle precedenti stuccature, sia sull’opera che sulla cornice. Il quadro necessitava anche di un trattamento anti-muffe e di un’elaborata procedura per eliminare le deformazioni della tela per ritrovarne la planarità. Dopo questi interventi e l’omogeneizzazione della cromatura dei colori rimane da effettuare l’applicazione di un protettivo neutro e agire sul consolidamento della struttura.

È stato recentemente completato, invece, il restauro a Matera della “Madonna con bambino e santi”, dipinto della Chiesa di San Giovanni Battista, opera dell’artista Vito Antonio Conversi, considerato il più alto rappresentante del barocco defilato materano. L’intervento, effettuato da Pino Schiavone della Etruria Restauri, è partito dall’asporto dell’opera dal suo alloggiamento, per proseguire poi con il rilievo fotografico a luce infrarossa per la localizzazione delle zone maggiormente degradate della tavola. Dopo queste indagini per accertare lo stato del dipinto, le operazioni si sono concentrate sul consolidamento, grazie alla creazione di una nuova foderatura e un nuovo telaio e sulla pulizia. Successivamente, con l’intervento pittorico è stata resa omogenea la cromatura dei colori ed è stato poi applicato un protettivo neutro.

Un’altra azione conclusa è quella che a Trieste ha portato un vecchio fortepiano del 18esimo secolo a suonare di nuovo. Lo strumento è conservato nel Civico Museo Teatrale “Carlo Schmidl”, si tratta di un fortepiano portatile in mogano con intarsi firmato Gabriel Buntebart et Sievers Londini fecerunt 1786/Princes Street Hannover Square, e presenta un’estensione della tastiera da DO 1 a FA 4, con meccanica inglese a pilota semplice. L’obiettivo del restauro era di recuperare il più possibile tutte le parti funzionanti originali e di ricostruire fedelmente, secondo il modello originale, tutte le parti mancanti. Nel laboratorio di Perugia di Urbano Petroselli, dove è stato effettuato il restauro, è stata pulita la tastiera, è stato verificato il funzionamento di ogni tasto e sono stati effettuati interventi di rinserramento, sostituiti i feltri e bilanciati tutti i tasti. Sul mobile sono state rinforzate le parti cedenti, rifatte quelle mancanti, sia strutturali che estetiche. Infine è stata effettuata una leggera carteggiatura e la lucidatura a gomma lacca.

La dottoressa Federica Marini Recchia di Roma ha portato a conclusione invece il restauro della stele funeraria di fine I secolo a.C. del Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo Villa Frigerj di Chieti. Si tratta di una stele a pseudoedicola, ritrovata vicino a Quadri, che raffigura la defunta in posizione frontale. Dopo un'analisi dello stato di salute della pietra calcarea i lavori si sono concentrati su azioni di pulitura ad acqua e ad aria, nonché con degli impacchi con carbonato. Una volta terminati sono iniziate le operazioni di stuccature e riempimenti per arginare l'aspetto consunto delle superfici. Alla fine del processo è stato fatto un trattamento antiruggine ed è stato applicato un protettivo alla stele per permettere una sua conservazione nel tempo.

È appena iniziato in Sicilia, invece, il restauro dei motivi decorativi in marmo della Chiesa rupestre di Sant'Antonio da Padova sotto la supervisione della dottoressa Fedra Sciacca, specializzata presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. L’obiettivo è il recupero delle tarsie marmoree settecentesche che ornano l’arco trionfale del sacello rupestre del promontorio milazzese, uno dei “luoghi dell’anima” più belli della provincia di Messina. L’intervento prevede il rilievo fotografico per la localizzazione delle zone maggiormente degradate. Si procederà quindi al consolidamento e alla pulizia dei depositi di sporcizia, nerofumo e ossidazioni, e all’eliminazione delle tracce diffuse di umidità per capillarità ed efflorescenze saline. Successivamente, con l’intervento pittorico si renderà omogenea la cromatura dei colori e verrà poi applicato un protettivo neutro.

Anche a Bari l’opera di restauro de “L'annunciazione dell'amore” di Filippo Cifariello è alle prime fasi. Le attività di recupero del gruppo scultoreo per fontana, presentato alla Biennale di Venezia del 1899, sono affidate al restauratore Cosimo Cilli. L'opulento nudo femminile è un ritratto di Maria Brown, prima moglie dell'artista, e ad oggi l’opera è stata sottoposta a una generale analisi preliminare seguita dalla pulitura dell'opera. In seguito si procederà con la rimozione delle eventuali stuccature effettuate nel corso del tempo e nel ripristino delle parti usurate. Infine verrà applicata un protettivo in grado di garantire la longevità dell'intero intervento.

Non solo opere pittoriche o scultoree meritano attenzione e conservazione: a Mantova, infatti, è stato completato con successo il recupero di alcuni complementi di tessuti francesi con più di due secoli di storia per il letto di Beatrice d'Este, moglie dell'imperatore Ferdinando d'Austria. Oggetto dell’intervento è stata parte dei tessuti che compongono il letto dell’Appartamento dell’Imperatrice di Palazzo Ducale, nello specifico il tessuto che collegava la struttura a baldacchino del letto con il cielino sovrapposto. Si tratta di circa 16mq di stoffe varie, tra sete e velluti, inclusivi di mantovana. I lavori sono stati fatti a Verona, dove dopo aver trasportato e ispezionato le stoffe per rilevarne punti critici, le lacerazioni, i tagli, i cedimenti e le passamanerie smontate, sono iniziati le operazioni di recupero a cura di Ilaria Mensi. Le attività hanno previsto la pulitura delle trine, la pulitura e il consolidamento della mantovana e del raso del baldacchino, la pulitura e il consolidamento a colla d'amido degli elementi decorativi in legno e tessuto serico, e il ripristino della sequenza decorativa delle nappe.

A Feltre, in provincia di Belluno, sono terminati i lavori di restauro di “Crepuscolo”, un dipinto olio su tela conservato al Museo Civico della città. Il recupero del quadro di Carlo Prada, artista che si distinse per una luminosa trasparenza di colori e per la rappresentazione di paesaggi e ritratti, è stato affidato alla restauratrice Mariangela Mattia. L’opera è stata spostata dall’alloggiamento originario per permetterne il rilievo fotografico a luce infrarossa che ha messo in luce la localizzazione delle zone maggiormente degradate della tavola. Si sono succedute poi le operazioni di pulizia del dipinto e consolidamento delle piccole scaglie di colore sollevate con colletta di coniglio. Le zone perimetrali sono state rinforzate con tessuto di lino applicato sottovuoto. Il recto del dipinto è stato pulito dagli strati di polvere e gli strati di vernice alterata e ossidata sono stati asportati. È stata infine data una verniciatura protettiva.

Ha superato la metà del percorso il lavoro di restauro del “Camerino della Vittoria”, l’opera pittorica decorativa dei soffitti per mano del plasticatore urbinate Federico Brandani da Giuseppe Baviera, colto umanista e letterato del XVI secolo. La ditta di restauro è Alchemy di Fermo, che si è già occupata delle fasi di spolveratura, lavaggio, consolidamento delle parti in stucco staccate, incollaggio e consolidamento della volta. Rimangono da compiere gli interventi pittorici con cui si renderà omogenea la cromatura dei colori e verrà poi applicato un protettivo neutro.

La dottoressa Rossella Calanca è a capo dei lavori di restauro della “Madonna adorante”, attualmente arrivati anch’essi a metà dell’iter programmato. La scultura di Gianfranco Gagliardelli, in terracotta policroma e dorata, raffigura una Madonna in contemplazione del Bambino Gesù, con le mani giunte e lo sguardo assorto. L’opera, intitolata alla protettrice di Bisenti, è oggetto di grande devozione popolare. Dopo un'analisi dell'opera nel suo complesso che ha rilevato un forte deterioramento, i lavori si sono concentrati su un'approfondita pulitura, che ha fatto emergere la colorazione originale sottostante così come la migliore definizione delle mani ricoperte nel tempo da strati di stucco e pittura. Le operazioni sono avanzate con una stuccatura delle fessurazioni e il ritocco pittorico. Per completare il recupero manca solo la lucidatura completa e il trattamento anti-tarme della base lignea che servirà a scongiurare il suo deterioramento nel tempo.

Un diorama del 1887 lungo 23 metri per cogliere l'unicità di Venezia e della sua laguna è stato interamente restaurato dalla restauratrice Valentina Piovan a Palazzo Roverella a Rovigo. Si tratta di una spettacolare “Veduta del bacino di San Marco”, dipinta da Giovanni Biasin a tempera su carta e presentata per la prima volta alla Esposizione Universale di Venezia del 1887. Dopo la consueta analisi dello stato della carta di supporto, l’intervento si è concentrato sul rattoppo dei cedimenti con inserzioni aggiuntive di rafforzamento, sulla pulitura e l’asporto dei depositi incoerenti, il ritocco pittorico e la stesura della velinatura protettiva.

Lavori conclusi anche a Foggia, dove Daniela Pirro ha recuperato “La Pietà” della Cattedrale della Beata Vergine Maria Assunta in Cielo, opera del 1741 di Paolo De Maio che s'inserisce nel classicismo arcadico, di cui il dipinto ripropone la ricerca di equilibrate soluzioni disegnative con un misurato uso del chiaroscuro. Successivamente all’asporto dell’opera dall’alloggiamento per consentire le indagini preliminari, le cui operazioni sono state condotte anche tramite microprelievi per la localizzazione delle zone maggiormente degradate della tela. Di seguito c’è stata l’eliminazione delle fessurazioni, la pulitura chimico-fisica e un ritensionamento della tela. Dopo le operazioni di consolidamento e il ritocco pittorico, i lavori sono terminati con l'applicazione di un protettivo neutro.

Si conclude questo viaggio nella Grande Bellezza con il restauro completato del “Ritratto della famiglia Antonio Busetto Petich”, dipinto conservato a Palazzo Ricchieri a Pordenone. La storia del quadro si intreccia a quella della famiglia dell’impresario Antonio Busetto detto Petich, uno dei protagonisti delle vicende che portarono alla costruzione del ponte ferroviario sulla laguna di Venezia. Buona parte dei meriti per l’esito positivo dei lavori fu riconosciuta all’appaltatore Busetto Petich che, per celebrare degnamente la conclusione dell’operazione, decise di commissionare all’Accademia di Belle Arti di Venezia un grande ritratto della sua famiglia che celebrasse e conservasse memoria dell’avvenimento. L’opera denotava alcuni problemi di conservazione: una serie di cretti distribuiti su gran parte della superficie che formano una vera e propria “ragnatela”, dimostravano la perdita di coesione dei materiali costitutivi, ulteriormente accentuati da un progressivo rilassamento della tela. L’intervento di restauro ha permesso di restituire all’opera il corretto tensionamento e un’adeguata adesione della policromia al supporto, in modo da evitare la formazione di ulteriori ondulazioni, cretti, sollevamenti e cadute di colore. La restauratrice che si è occupata del lavoro è Valentina Scuccato.

E sta per arrivare la nuova edizione di Opera tua: ad aprile ritorna con nuove tappe, nuove opere, nuove località e territori coinvolti, continua a seguirci e rimani aggiornato su questo sito!

 

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