23 gennaio 2024

Una casa per le famiglie

A.B.C. Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo è nata nel 2005 a Trieste da due genitori che hanno affrontato un lungo percorso chirurgico per il loro bambino. Oggi è un’organizzazione ben strutturata che aiuta tutti i bambini che devono affrontare complessi percorsi di cura all’interno dell’ospedale materno infantile Burlo Garofolo di Trieste. A.B.C. accoglie gratuitamente le famiglie durante il ricovero dei loro bambini in sei case a Trieste, offre sostegno psicologico ed emotivo in reparto e fuori, accompagnando le famiglie durante tutto il percorso ospedaliero e anche dopo il rientro a casa. L’accoglienza, rivolta alle famiglie di tutta Italia che abbiano bambini che necessitano di interventi chirurgici in quella struttura, serve anche a sollevarle da pressioni economiche e da incombenze organizzative e pratiche. A.B.C., inoltre, sostiene il Burlo donando strumentazione specialistica, supportando la ricerca scientifica e la formazione degli operatori.

Nel 2023 siamo stati al fianco dell'Associazione in un percorso che ha supportato proprio il Progetto Accoglienza: i 13 Consigli di Zona di Friuli Venezia Giulia e Veneto hanno sposato il Progetto “Sentirsi a casa”, finanziando per 12 mesi i costi di una delle sei Case di A.B.C., che l’associazione mette a disposizione delle famiglie, insieme alla donazione di buoni spesa per le famiglie, per un valore complessivo di 13 mila euro, contribuendo a dare sostegno a ben 40 famiglie provenienti da tutta Italia.

Tra queste anche la famiglia di Martina, mamma di Matteo, che a Trieste è tornata più volte, con tutta la famiglia, per seguire il suo bambino nei diversi percorsi di cura al Burlo. Così ha scelto di raccontare la sua esperienza.

Cosa fa A.B.C. per le famiglie che si trovano ad affrontare il percorso di cure chirurgiche del proprio bambino?

A.B.C. aiuta dando un supporto concreto alle famiglie: dando una casa, seguendo e supportando il percorso di cura, accogliendo genitori e parenti con una parola di conforto, un sorriso ma anche un sacco di forza in quei momenti che sono davvero tanto impegnativi. Per noi A.B.C. è stata ed è una famiglia, che ci ha accolti, ascoltati, accompagnati e fatti sentire a casa. I tanti volontari con cui siamo venuti in contatto ci hanno trasmesso da subito un senso di vicinanza, di calore umano

In che modo l’accoglienza di A.B.C. vi ha aiutato anche a livello pratico?

Quando si affronta un percorso di tipo chirurgico col proprio figlio ci si sente impotenti e piccolissimi, più piccoli di quello che, in realtà, è il proprio bambino. In un momento così difficile, anche solo il pensiero di organizzare il viaggio e il soggiorno a Trieste diventa complicato e si aggiunge alla lista di pensieri e preoccupazioni da cui si è investiti. Per questo, per noi è stato un grande sollievo poter contare su un posto dove stare la sera, dove poterci rilassare e staccare per un attimo dall'aria dell'ospedale. L’opportunità di avere un alloggio e di poter portare con noi anche i fratelli di Matteo perchè stessimo vicini è stato un sollievo straordinario. E anche l’aspetto economico non è da sottovalutare, perché trovarsi fuori casa per diversi mesi rappresenta un grande impegno

Quale significato ha avuto la Casa di A.B.C. per lei e la sua famiglia?

Una casa rappresenta la normalità e la quotidianità, che in momenti di difficoltà come quelli del ricovero del proprio bambino mancano. Quando abbiamo avuto la possibilità di entrare nella casa di A.B.C., abbiamo ritrovato un po' della nostra normalità, che all'inizio avevamo perso. Per esempio, abbiamo potuto riprendere le abitudini quotidiane, come poter stare sul divano la sera a guardare la televisione, prepararsi un pasto, anche solo lavarsi i vestiti. La Casa di A.B.C., in quel momento, è diventata la nostra casa, la nostra nuova quotidianità

A.B.C. offre anche sostegno emotivo e psicologico ai genitori durante il percorso di cura del loro bambino, grazie alla presenza di personale specializzato in reparto e fuori. Qual è stata la sua esperienza?

Io e mio marito abbiamo potuto parlare con una psicologa specializzata, che era sempre a disposizione: in quei momenti è stato fondamentale. Ci ha aiutato ad alleggerire un po' il carico che sentivamo sulle spalle. Anche quando magari non avresti voglia di parlare con qualcuno, oppure non hai qualcuno con cui parlare, essere affiancati da una figura che ti mette a tuo agio e nella condizione di sentirti libera di dare sfogo ai tuoi pensieri e alle tue paure è una liberazione. Toglie una parte del peso emotivo e delle ansie e permette a tutta la famiglia di affrontare meglio la realtà, giorno dopo giorno. E abbiamo incontrato anche diverse psicologhe e psicologi e tanti volontari in reparto … un grande aiuto per Matteo e un ulteriore sollievo per noi.

Una sinergia virtuosa che ha generato grande valore, dunque, quella che ha visto la grande comunità dei soci Coop rimanere al fianco della famiglia del piccolo Matteo e di molte altre che sono state ospiti di A.B.C. in un momento così particolare della loro vita.

Per informazioni: www.abcburlo.it


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