NUOVE GENERAZIONI

E!STATE LIBERI!

I campi di impegno e formazione di Libera

I soci, portavoce di legalità

Campisti per una settimana, ma portavoce di una cultura fondata sulla legalità e sul senso civico per il futuro. Questo è il senso del campo di formazione e impegno sui terreni confiscati alle mafie che Coop Alleanza 3.0 e Libera Terra  organizza questa estate, per l'ottavo anno consecutivo: un’esperienza di cittadinanza attiva per 15 giovani soci della Cooperativa, tra i 18 e i 40 anni, che si svolgerà dal 27 luglio al 2 agosto a San Giuseppe Jato (Pa), in Sicilia, presso la Cooperativa sociale Placido Rizzotto - Libera Terra. Perché essere soci di Coop Alleanza 3.0 è anche un’opportunità di partecipazione al movimento per l’affermazione dei valori di legalità, verità e giustizia.


Come partecipare

Partecipare è semplice: hai tempo fino al 2 giugno! Leggi il bando, compila la scheda di partecipazione e l'informativa privacy. Trovi tutti i documenti qui sotto. Successivamente, i coordinamenti territoriali di Libera incontreranno i candidati per un colloquio motivazionale, al fine di selezionare i 15 giovani soci che parteciperanno al campo.


Storia del bene confiscato

La cooperativa Placido Rizzotto Libera Terra nasce nel 2001, grazie all'impegno dell'associazione Libera di Don Luigi Ciotti ed inizia la coltivazione dei terreni confiscati a boss del calibro di Brusca e Riina, e, sin a quel momento lasciati in totale stato di abbandono. A oggi, gestisce più di 250 ettari di terre confiscate e sequestrate dove si producono uva, cereali, legumi, olive, pomodori e melone. Il metodo di coltivazione scelto sin dall’inizio è quello biologico e le produzioni sono tutte artigianali, al fine di garantire la bontà e la qualità dei prodotti che conservano il sapore antico della tradizione siciliana.

 

I tuoi documenti

L'ESPERIENZA FATTA NEL 2019 ATTRAVERSO LE PAROLE DEI RAGAZZI

"Il movimento antimafia è forte, vivo, e mi ha sorpreso vedere così tante persone impegnate a lottare"

Entriamo in Campo!

Sveglia alle 5 del mattino per approfittare delle ore più fresche. E poi insieme a lavorare nel tendone di Trebbiano per defogliare le viti. L’attività è allegramente condita dagli aneddoti sulla Sicilia di Angelo, il coordinatore del gruppo. E prima di dedicarsi alla formazione e agli incontri del pomeriggio è il momento di soddisfare anche le papille gustative: “sempre cibo ottimo ed abbondante per il quale molti di noi chiedevano, con una buona dose di entusiasmo, ricette e consigli”. Le giornate si concludono con le intense testimonianze di chi ha raccontato la propria lotta alla mafia: Serafino Petta, sopravvissuto alla strage di Portella Ginestra, i due fratelli Borsellino, orfani di padre e di un fratello, uccisi dalla mafia perché si erano opposti al pagamento del pizzo.

CONDIVISIONE

Questa la parola dei campisti per descrivere l’esperienza

Francesca, 23 anni

"Il momento che mi porterò nel cuore è stata la condivisione finale nella quale abbiamo tutti detto cosa ci era piaciuto e cosa no. Tutti siamo rimasti entusiasti e io, nonostante non mi manchino mai le parole, non sono riuscita quasi a parlare per la commozione. Si è infatti creato un gruppo magnifico, grazie a delle bellissime persone accomunate da un ugual sentire e da grande sensibilità


Francesco, 24 anni

“Ero già a conoscenza del peso e dell’impatto storico e attuale che la mafia avesse all’interno della società italiana sia a livello socio-culturale che su quello produttivo, ma sicuramente l’ascolto delle testimonianze, profondamente struggenti, e l’aver ripercorso sia a livello temporale che fisico quelli che sono stati i luoghi di nascita e di sviluppo e al contempo di lotta a questo tipo di criminalità, mi ha permesso di acquisire fondamentali strumenti psico-emotivi per comprendere meglio questo fenomeno ed attuare in futuro strategie di contrasto di certo più efficaci rispetto a se non avessi avuto questa occasione".


Francesco Paolo, 37 anni, coordinatore del Campo

“Libera Terra mi ha dato la possibilità concreta di contribuire al rilancio della mia bellissima, ma spesso travagliata, terra svolgendo un lavoro che mi permette di valorizzare la mia professionalità. Sono un ragazzo siciliano, palermitano, ho vissuto gli anni pesanti delle stragi del '92 e Libera Terra mi ha permesso di trasformare la rabbia provata per quanto accaduto in quel periodo, in impegno concreto, contribuendo alla crescita di una realtà cooperativa virtuosa capace di valorizzare i beni confiscati e di ridare dignità a territori e persone. Una dignità che passa dalla costruzione di un circuito economico virtuoso, la cui sostenibilità si basa sulla qualità dei nostri prodotti agroalimentari biologici“.

Le notizie per parlare insieme di legalità

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